Locanda Sette fate / la torre

La torre dell'acqua

Fino al 1885, l’acqua veniva portata nelle case dei palermitani mediante un sistema di distribuzione detto appunto a castelletti; si trattava di un sapiente metodo, di antica concezione, la cui origine, secondo alcuni storici, potrebbe risalire alla dominazione araba in Sicilia, e che è stato utilizzato a Palermo, dal quattrocento sino agli inizi del novecento, per smistare l’acqua nelle abitazioni.

Opera geniale fondata sul principio dei vasi counicanti, riproponeva una tecnica risalente agli Arabi se non addirittura ai Romani. L’acqua proveniva da sorgenti poste ad una certa quota e da qui condotta sotterraneamente fino in cima alle torri di raccolta. Queste Torri dovevano avere sempre un’altezza pari a quella della sorgente, così da garantire un costante flusso d’acqua!

L’acqua, infatti, veniva condotta attraverso tubi conici d’argilla, i catusi, sulla sommità di queste torri, costruite in maniera tale da raggiungere un’altezza pari a quella della sorgente; l’acqua, quindi, sempre tramite un sistema di tubi, raggiungeva le singole abitazioni. 


Oggi nel centro storico della città̀ che la quantità di antiche torri è maggiore, oltre quelle in prossimità delle porte Montalto e Sant’Agata, troviamo al mercato di Ballarò, in piazzetta Sette Fate, adiacente a piazza Santa Chiara, luna torre d’acqua ben conservata in stile Liberty.

Attirò perfino l'attenzione dell'antropologo Giuseppe Pitrè, la piazzetta Sette Fate, che decise di cercare e raccontare l'origine di suo nome dal suono poetico.

La storia di questo piccolo cortile è legata a fantastiche presenze e miti tramandati di generazione in generazione: in questo caso si parla di 7 creature magiche e di una leggenda che viene raccontata ancora oggi grazie a qualche anziano "testimone dei fatti".


Pitrè ce la racconta in dialetto siciliano nel suo libro "Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano", dicendo testualmente che 'ntra stu curtigghiu di li setti Fati [...] la notti cci vinìanu sette donni di fora, tutti una cchiu bedda di ‘n’àutra (In questo cortile delle Sette Fate [...] la notte venivano sette donne "di fuori" una più bella dell'altra).

Queste donne si portavano qualche uomo o anche qualche donna, secondo le loro preferenze - continua l'antropologo nel suo testo - e facevano vedere loro cose mai viste: balli, suoni, feste, cose grandi. E se li portavano sopra il mare, fuori fuori, e li facevano camminare sull'acqua senza farli bagnare. Ogni notte facevano questa magia.  

Per "donne di fuori " si intendevano (e intendono) delle creature magiche: un po' fate, un po' streghe, comunque legate al mondo degli incanti, in grado di interagire tanto con i vivi quanto con i morti, legando i due mondi. Donne in carne ossa, capaci di apparire e sparire e di conoscere i meriti e le colpe di chi camminava sulla loro strada.

Questo concetto è più chiaramente spiegato nel libro "Fate, sibille e altre strane donne" della professoressa Elsa Guggino, docente di Storia delle Tradizioni Popolari all'Università degli Studi di Palermo e fondatrice della casa editrice Folkstudio, che tra i tanti racconti raccolti per spiegare le donne di fora, comprende anche qualche aneddoto su piazzetta Sette Fate.

Secondo le testimonianze raccolte dalla studiosa, le donni di fora abitavano nella torretta della piazza, o comunque, lì si riunivano. I loro intenti non erano sempre positivi: le loro riunioni erano volte anche a stabilire a chi fare del bene e a chi fare del male.

Come già detto, la torre in realtà serviva per distribuire le acque del fiume Gabriele alla città,

A ogni modo, che sia leggenda, verità, folklore o tradizione, il nome del cortile resta impresso in chiunque vi si imbatta, così come la presenza della piccola torre disabitata.




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Piazza sette fate, 4

90134 Palermo - Italy